You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
L'articolo di Bruno De Maria che pubblichiamo in questo numero è stato valutato positivamente dai due lettori ai quali, col rispetto dell'anonimato, era stato sottoposto per il giudizio. Uno dei lettori aveva però aggiunto al proprio giudizio la seguente postilla per la direzione:
Dato che la rivista riporta raramente «casi» analitici con riferimento esplicito e implicito a modelli teorici e c'è una sovrabbondanza invece di articoli che insistono, da diversi punti di vista e con toni diversi (ironia, sfottò, argomentazioni logiche, ecc.) sull'inutilità o addirittura sulla nocività dell'uso di modelli teorici come punto di riferimento (Lai, De Maria, anche più limitatamente Parin ecc.) vedo con timore la pubblicazione di questo articolo, senza che siano stati pubblicati altri tipi di presentazione di casi.
Questo parere mi è sembrato valido in relazione all'equilibrio generale della rivista, per cui ho provveduto a comunicarlo all'autore, insieme ai giudizi, quale motivazione del rifiuto del contributo. De Maria, allievo di Diego Napolitani, gli ha riferito l'episodio e Napolitani mi ha inviato la lettera che pubblichiamo qui di seguito, diretta a me personalmente e scritta su carta ufficiale dell'assoociazione della quale è presidente, impegnando pertanto direttamente la propria organizzazione culturale. Ho accolto subito la sua richiesta di un dibattito che si svolgerà quindi nei prossimi numeri di Psicoterapia e Scienze Umane. Lo scritto di De Maria viene pubblicato in quanto rappresenterebbe esplicitamente un prototipo di presentazione clinica nella prospettiva teeorica cui la Sgai fa riferimento e che sarà al centro della discussione.
Nel frattempo erano giunti in redazione alcuni interventi sull'ultimo libro di Lai La conversazione felice e dal Canada un intervento di Allodi sul problema della diagnosi. Li pubblichiamo nel quadro dei dibattiti aperti sulla nostra rivista, chiedendo a coloro che riterranno di inviare contributi di essere il più stringati possibile,