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Il titolo dell'ultimo convegno della Società di psichiatria e psicoterapia dell'adolescenza che si è tenuto a Ginevra nel mese di marzo del 1984 è stato «Quali preadolescenti e adolescenti trattare e come».
Ladame [12] ha messo in evidenza che la pressione culturale attuale si esplicita su due linee divergenti: si accusano i tecnici di psichiatrizzazione, mentre si richiedono indiscriminatamente per ogni devianza (o presunta tale) dalla norma. Come era prevedibile tutto il convegno è stato centrato sulle situazioni borderline, che a questo proposito presentano il maggior livello di problematicità. Il discorso che si è sviluppato ha trovato consonanze e dissonanze col lavoro di raccolta critica di dati e di catamnesi che stavamo portando avanti nel servizio constatata la frequenza con cui questo tipo di patologia veniva segnalato e le difficoltà della presa a carico della stessa. Volevamo di fatto verificare, all'interno di una casistica sintomatologicamente polimorfa, ma similare sul piano del funzionamento psichico:
se il termine borderline corrisponde ad una precisa struttura;
se è possibile individuare punti comuni nelle modalità di intervento, notevolmente diversificate;
se sulla possibile evoluzione della casistica, pur nei limitati elementi di predittività a nostra disposizione, è possibile rispondere al quesito «Quali preadolescenti trattare e come».
Il D.s.m.-III dice testualmente che la caratteristica essenziale di questi minori è un disturbo di personalità nel quale vi è
instabilità in una varietà di aree includenti il comportamento interpersonale, l'amore e l'immagine di sè…, relazioni interpersonali spesso intense e instabili con marcati cambiamenti di atteggiamento nel tempo… comportamento imprevedibile… problemi correlati all'identità, all'immagine di sè, all'identità sessuale o le mete e i valori a lungo termine… problemi nel tollerare il fatto di essere soli o sentimenti cronici di vuoto e di noia.