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Nell'istituzione «consultorio» (pubblico o privato che sia) una delle più tipiche modalità di intervento è il lavoro effettuato nei confronti dei problemi della coppia. Quale che sia il progetto che vi sta a monte (Balducci e Camarda, 1977), il consultorio familiare (Carta, 1976) si articola come una struttura finalizzata a gestire i problemi e il «disagio» connessi all'esistenza di unità sistemiche ad elevata implicazione psico-affettiva in situazione di convivenza. La coppia si presenta appunto come una tale unità, e l'intervento che il consultorio può attivare su/con essa (Marroncle, 1977) risulta profondamente permeato di tali caratteristiche; come rileva Sivelli (1979), esiste — nella pratica dell'intervento — un solido nesso operativo fra consultorio, situazione di coppia e domanda-offerta di servizio specialistico.
Il consultorio si configura come una realtà istituzionale ben precisa, caratterizzata da problemi altamente specifici e differenziati: le componenti politiche, giuridiche, amministrative, economiche, scientifiche e tecniche alimentano questioni metodologiche (Corino, Fritz e Verrua, 1976) e organizzative (Scabini, Rossi e Cigoli, 1980). La particolare configurazione clinico-sociale dell'istituzione «consultorio» risulta particolarmente compatibile con la prospettiva psicodinamica (Cundo, 1981) e con la prospettiva relazionale (Onnis et alii, 1981). Essa porta inoltre all'attivazione di due fondamentali tipi di intervento: la consultazione (informativa, preventiva, di aiuto) e la terapia