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L'antisemitismo è una malattia sociale che va considerata nel contesto più ampio della fissazione irrazionale dei pregiudizi. Ma l'anti-semitismo non si presenta sempre alio stesso modo: questo pregiudizio si è fondato nel corso dei secoli su diversi contenuti, è stato usato per fini diversi ed è apparso sotto molteplici aspetti. Solo alla fine del XVIII secolo, dopo la rivoluzione francese, l'antisemitismo classico su base religiosa ha avuto termine e così si concluse il Medioevo per gli ebrei. Viceversa l'antisemitismo diretto a scopi politici cominciò a manifestarsi in modo virulento in Germania circa dal 1880. In quel periodo infausto si fecero notare per le loro idee il prete di corte Adolf Stöcker e lo storico Heinrich von Treitschke; a quest'ultimo in particolare si attribuisce il detto: «Gli ebrei sono la nostra disgrazia» (citato da Boehlich, 1965).
L'antisemitismo moderno, che nell'epoca di Hitler usava prevalentemente l'argomentazione razzista, si differenzia notevolmente dall'an-tisemitismo del Medioevo; in quella fase storica, poichè l'accusa rivolta agli ebrei era di carattere religioso (l'aver ucciso il figlio di Dio), essi potevano sottrarsi alla persecuzione con il battesimo cristiano. L'antisemitismo razzista non consente invece tale possibilità di salvezza, in quanto in tale contesto l'«errore» sta nel «sangue», nella razza, per cui questa deve essere eliminata. Tutto ciò ha portato alla carneficina hitleriana con la «liquidazione» della questione ebraica.
L'antisemitismo razzista non va semplicemente identificato con la discriminazione razziale, in quanto la lotta contro gli ebrei è sempre collegata all'antisemitismo culturale; infatti l'oggetto della persecuzione è la cultura ebraica specifica, in quanto si distingue sempre da