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Nell'approccio freudiano la sessualità femminile risulta, per così dire, «cifrata» dal segno meno: mancanza di una rappresentazione della vagina, mancanza di un pene, mancanza di una sessualità specifica [1]. Tradizionalmente estranea alla figura femminile (e materna) è anche la possibilità di una funzione etica. Ben conosciuto infatti è l'assunto freudiano che considera più debole il Super-io femminile, in quanto nella donna è minore l'angoscia di castrazione da cui si formerebbe, come introiezione del padre ucciso, la coscienza morale. E' infatti nella rinuncia alla madre e nell'adozione della legge del padre che si origina il Super-io propriamente detto, con il superamento della fase edipica.
Da taluni autori [2] della Scuola della psicologia dell'Io, si è studiata la formazione del Super-io e teorizzato che il nucleo (precursori) del Super-io sia femminile. Alla sua formazione concorrerebbero: - l'Io ideale che rappresenta il figlio o la figlia ideali che la madre ha nella sua fantasia; - l'ideale dell'Io che il bambino modella sull'Io ideale materno per essere amato. Il nucleo del Super-io comprenderebbe dunque le richieste assolute, le proibizioni minacciose, il controllo onnipotente degli sfinteri da parte di una madre, che è però il corrispondente fantasmatico dell'imago materna pre-edipica. Questo nucleo rappresenta sì la relazione con la madre, ma con la madre come oggetto «parziale», non ancora ben distinguibile, minacciosa appunto per il pericolo di fusione primaria. Una figura materna che può solo inglobare o respingere, ricorrere alla punizione dell'abbandono o alimentare la nostalgia del paradiso perduto.
E' singolare che nella cultura psicoanalitica, così attenta al mondo fantasmatico e alle rappresentazioni intrapsichiche dei cosiddetti dati di realtà, sia avvenuta questa assimilazione tout-court della figura etica