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Ogni passo avanti in psicoanalisi si è dovuto pagare con un controllo cosciente sempre maggiore della vita emotiva del ricercatore. Riteniamo che la nostra tecnica possa essere ulteriormente perfezionata se riusciremo ad aumentare il livello di controllo cosciente del nostro comportamento analitico quotidiano.
In questo articolo affronterò il problema del processo di controtransfert nel corso delle osservazioni settimanali di una coppia madreneonato. Mi servirò di materiale tratto dalle mie osservazioni di Martin e di sua madre. Ho intenzione di paragonare il fenomeno del controtransfert nell'osservazione del neonato e nella situazione analitica, facendo riferimento al suo rapporto con il transfert. Nel corso di questo processo spero di dare un contributo alla chiarificazione del concetto di controtransfert in genere, e più specificatamente di giustificarne l'uso nella descrizione e nella comprensione del rapporto madre-bambino dal punto di vista di un osservatore esterno.
Il concetto di controtransfert è ambiguo: Freud ne riconobbe l'esistenza, ma non vi attribuì mai un'importanza teorica primaria — pur servendosene nel suo lavoro clinico con pazienti — né gli offrì mai un destino analogo a quello che attribuì al concetto di transfert. Nel 1910 affermò che lo psicoanalista dovrebbe riconoscere in se stesso il controtransfert che insorge «per l'influsso del paziente sui suoi sentimenti inconsci… e padroneggiarlo», suggerendo così che il controtransfert sarebbe una forma di resistenza da parte dell'analista, uno sfortunato incidente del processo terapeutico da eliminarsi nel modo il più efficace possibile se si desidera che la cura abbia successo. L'atteggiamento