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Nel numero 3 del 1985 di Psicoterapia e scienze umane, Pier Francesco Galli apre un dibattito sulla gruppoanalisi partendo da una lettera di Diego Napolitani e da un lavoro di Bruno De Maria. Nello stesso fascicolo compaiono alcuni interventi sugli ultimi scritti di Lai ed una recensione attenta, partecipata e dissenziente dello stesso su un mio libro nel quale mi occupo di gruppi in psicologia dinamica e clinica. In tale recensione Lai afferma di apprezzare la ricerca gruppoanalitica considerandola interessante ed innovativa, ma di non condividerla in quanto lui tenta di «non usare le teorie in genere, che sono invece ingredienti essenziali nella concettualizzazione della gruppoanalisi». Il libro in questione ha una prefazione di Diego Napolitani. Si attiva, quindi (o meglio si riattiva visti i numerosi incroci del passato), un circolo dia-logico che mi «persuade» fortemente ad intervenire: soprattutto sulla gruppoanalisi e sul suo rapporto con la teoria.
Per iniziare vorrei chiedermi perché la ricerca di Lai suscita in molti di noi, pur con una divergenza spesso profonda, tanto interesse da essere diventata, come notano gli interventi sul suo lavoro, riferimento paradigmatico anche se spesso per contrasto. Io credo che ciò non sia dovuto solo alla sua originalità e provocatorietà, ma ancor di più al fatto che una dissacrazione