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Col titolo I territori della psicoterapia Enzo Morpurgo ha pubblicato presso l'editore Franco Angeli, con una presentazione di Roberto Guiducci, una raccolta dei suoi scritti già apparsi in riviste o letti in convegni o discussi in seminari tra il 1970 e il 1984. Si tratta — o almeno così a me è sembrato alla fine della lettura — non di un libro di teoria, meno che mai di tecnica, della psicoterapia. Bensì di una storia. Ma non di una storia storica. Neanche di una storia scientifica. E nemmeno di una storia sociologies. Piuttosto di una storia filosofica. E anche di un'autobiografia. Ecco, di una autobiografia filosofica.
Come ogni autobiografia filosofica, da sant'Agostino a John Stuart Mill, l'autobiografia di Morpurgo è la storia del suo pensiero, non la storia dei fatti, degli eventi della sua vita. O meglio, è la storia del suo pensiero quale viene fatto emergere da una serie rigorosamente selezionata di esperienze che comportano evidentemente l'esclusione di tutte le altre non pertinenti al pensiero scelto per la storia. Le esperienze nei campi medico, psichiatrico, psicanalitico, politico, sociale, dove il ruolo sembra confondersi con la persona, appaiono non solo selezionate, ma anche subordinate al progetto filosofico che da loro rilevanza, senso e coerenza. Una tra tutte alla fine sembra imporsi come luogo privilegiato o necessario, limite di arrivo e di partenza, punto focale di continui ritorni del ricordo nostalgico e amaro, della riflessione critica, della sfida utopistica, e di altri. E' l'esperienza di Niguarda, l'esperienza del consultorio popolare di psicoterapia del quartiere Niguarda a Milano, nata nel '70 e morta nel '74. L'esperienza di un fallimento.
Roberto Guiducci, che partecipò ad un'indagine per verificare gli esiti dell'esperimento, ricorda che Morpurgo istituì nel 1970 un consultorio psichiatrico in un'area operaia, assieme a una diecina di operatori e a una quindicina di collaborators «L'ipotesi era di mettere la psicoanalisi al servizi