You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La revisione precisa e diligente delle ipotesi bioniane, prese all'origine, è una sorta di scoperta delle sorgenti del Nilo, del grande fiume che è nato, se mi si consente la metafora, dalle osservazioni cliniche e dalle elaborazioni teoriche di Bion, e che poi è defluito in diramazioni varie, con acque spesso improprie o inquinate, talché le sorgenti sono ormai quasi introvabili. Nessuno direbbe che, andando alle sorgenti, si scopre un semplificatore, non, come alcuni suoi epigoni lascerebbero credere, un complicatore di cose semplici. Indicativa mi pare l'oscillazione della valutazione che si ode di Bion in ambito extrapsicoanalitico, o anche psicoanalitico, che è, agli occhi di alcuni, un clinico coerente ricco di guizzi di fantasia e di immaginazione, per altri un ricercatore della razionalizzazione esasperata, della metafora abusata e della mistica fuori luogo. Se mi intendessi di più di critica letteraria, oserei supporre qualche legame tra il modo di procedere di Bion e lo stile per folgorazioni e concretizzazioni sensoriali, anche se talora nebbioso o meglio, emergente dalla nebbia, di James Joyce, e assieme le immagini solari, i pensieri autonomi, (senza pensatore?) di Ezra Pound. L'epifania, nella concezione di Joyce, ci riporta a Bion: «… una improvvisa manifestazione spirituale, in un discorso o in un gesto o in un giro di pensieri degni di essere ricordati». D'altra parte, A Memoir of the Future (1979), è lì per ricordarci questo tono joyciano. Ma questo pregio ci dice anche dei limiti scientifici.
Certo, Bion sembra conoscere meglio il mondo psicotico di quello neurotico, il che è un appiglio alla critica di chi vede nel rapporto analitico e nel rapporto gruppale, quando è concettualizzato secondo schemi e linguaggi bioniani, una metafora della condizione psicotica (pazzi, cioè, che impazziscono tra loro generando pazzia, o caduta diffusa del reality test, o estremo tradimento del precetto freudiano che dove era l'Es, là dovrà essere l'Io). Non v'è dubb