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Meritano una particolare attenzione i risultati di questa ricerca sulla psicoterapia, coordinata da Gianfranco Minguzzi: ricerca che si inserisce nell'ambito di un progetto finalizzato Cnr e condotta da un gruppo di ricercatori psicologi del Cnr e dell'Università di Bologna. Le domande a cui questa ricerca vuole dare una risposta sono, con le parole di Minguzzi “chi sono e cosa fanno gli psicoterapeuti? esistono delle differenze, e di che tipo, fra gli interventi negli studi dei professionisti e quelli attuati nei servizi pubblici? che rapporto c'è fra sofferenza e lavoro psicoterapeutico? su quali aspetti si agisce? quali sono i parametri adottati per parlare di intervento riuscito? a quale modello fa riferimento l'intervento?” A questo scopo sono stati intervistati due gruppi di soggetti: il primo gruppo è costituito da psicoterapeuti privati, o che comunque svolgono la loro attività soprattutto privatamente (la ricerca è stata condotta da Brighetti, Contento, Emiliani, Minguzzi); il secondo gruppo è invece costituito da operatori di alcune strutture pubbliche, facenti capo al Servizio sanitario nazionale (il lavoro è stato svolto da Cacciari, De Paolis, Fruggeri, Minguzzi, Zani). Gli aspetti rilevanti di questa ricerca sono diversi. Uno riguarda un dato intrinseco al lavoro stesso e può essere identificato nella ‘intenzione conoscitiva’ degli autori: l'area del lavoro psicoterapeutico è notoriamente luogo di molteplicità e anche di confusione, perché molte persone fanno psicoterapia, esistono diversi tipi di psicoterapia, ed esistono anche diversi tipi di pazienti. Liquidare questa molteplicità riducendola a giungla inestricabile non può servire a nessuno, se non ad una volontà specifica di negazione di una realtà tanto attuale quanto importante. È vero, come chiarisce Minguzzi nella introduzione, che la ricerca nel settore psicoterapeutico è resa estremamente problematica dalla specificità dell'oggetto, ma è altrettanto vero che una analisi come questa che ci vi