You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La funzione della rivista e lo stile di lavoro che l'hanno caratterizzata per venti anni è stato quello di porre domande, di mantenere l'insofferenza costruendo interrogativi, anche quando sembrava vi fosse soltanto da applicare tecniche o soluzioni politiche complessive la cui attuazione appariva addirittura scontata e irreversibile. Non chiediamo la ragione del poi in quanto abbiamo sempre sostenuto a sufficienza le ragioni del prima. Nella crisi attuale la diaspora delle più disparate soluzioni insegue un pragmatismo involgarito ed anch'esso lontano dalle sue origini storiche. La storia, anche nel nostro campo disciplinare, sembra costruirsi sui mattoni delle quantità di potere grande e piccolo connesso ai ruoli ed alle stratificazioni sociali che si stanno costituendo e ricostituendo. Una rappresentazione adeguata di perbenismo sembra l'unica credenziale richiesta alle organizzazioni della psicoterapia per sostituire alle ragioni della teoria l'esistenza della professione. Per noi era necessaria una difficile verifica di coerenza e della misura della nostra stessa capacità di evitare di ridurci a una mera cultura di sopravvivenza.
L'occasione di riflessione dovuta alla preparazione di questo numero speciale viene presentata ai lettori secondo una organizzazione tematica che esprime il lavoro compiuto dal gruppo della rivista nella mediazione verso interlocutori esterni meno o più vicini nei loro itinerari culturali, accanto a contributi più « interni », vincolati alle esigenze della clinica nel suo raccordo con i diversi livelli di teorizzazione e con le connessioni interdisciplinari.
La quantità di materiale raccolto ha costretto a sacrificare alcune aree tematiche preannunciate, in particolare quella della formazione, da sempre discorso portante anche nella nostra pratica sociale. La loro trattazione viene quindi rimandata ai prossimi numeri, già pronti