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1. Nel 1967 si tenne all'università di Yale (Usa) un workshop sul tema La psichiatria e la sua storia (1). L'ampiezza della discussione metodologica e della panoramica della ricerca offerta dai partecipanti — tra gli altri, G. Mora, G. Rosen, E. Ackerknecht, H. Ellenberger — ne fanno ancora oggi un importante punto di riferimento. La relazione di B. Nelson, dal titolo La psichiatria e le sue storie: dalla tradizione al decollo, si apriva con alcune constatazioni sullo stato della psichiatria e della storiografia psichiatrica:
La psichiatria, in generale, è rimasta indietro rispetto alle cosiddette ‘scienze dure’ nell'avviare autonomamente uno sforzo totale di indagine sui suoi fondamenti e sulla sua storia. A mio avviso, questa lentezza ha lavorato a favore più che a svantaggio della psichiatria. I ritardi hanno dato agli psichiatri un ampio margine di tempo per acquisire e valutare i frutti di un grande numero di conquiste verificatesi in altre aree scientifiche. Ma questa età del felice distacco della psichiatria sta finendo, se già non è finita. Come direbbero gli economisti o gli sportivi, la psichiatria si trova ora essa stessa nella posizione decisiva sulla dirittura d'arrivo, nel punto ottimale per dare inizio a nuove imprese. Se gli psichiatri non fanno adesso la mossa giusta, rischiano di non mettersi più al passo. Le fasi tradizionali e transizionali sono per lo più passate, e il campo della psichiatria e della sua storia si trova sospeso nel punto della crescita esponenziale. Deve agire rapidamente o perderà l'occasione d'oro per giuocare il suo ruolo legittimo nella rivoluzione scientifica e culturale in corso (2).
Nel ventennio trascorso dall'epoca dello scritto di Nelson la psichiatria ha attraversato avvenimenti cruciali e mutamenti profondi. Non è questa la sede per tentare, sia pur brevemente, una sintesi di