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Un uomo C. D. di B. [Cesare Diolaiti di Bologna] di anni 33, con la testa asimmetrica, e tutta piatta anteriormente e superiormente, per eredità imbecille (l'ava paterna ed una zia ed uno zio dello stesso lato, ed un fratello ed un nipote furono pazzi) che non avea mai, benché tenuto per più anni a scuola, nulla appreso (…) trovandosi solo in casa con la madre, dalla quale eragli tolto davanti, finita la cena, un cacio più che mezzo consumato, con voracità, lei afferrò pei capelli, la distese a terra e dato mano ad un coltello, preso di tavola, con 40 ferite, l'uccise [1].
È la sera del 5 ottobre 1860. L'orologio segna le ore ventidue nella cucina posta a piano terra dell'abitazione numero 1543 di Via Mascarella. Pochi minuti dopo rientra in casa Domenico, fratello di Cesare:
entrai nella cucina, vidi mia madre immersa nel proprio sangue, che non profferiva più parola. A tale spettacolo non potendo io reggere corsi spaventato alla casa di altro mio fratello Ludovico che abita nella via Fondazza, al quale raccontata la cosa tutto sbalordito si accingeva venir meco, quando in quel mentre passando una pattuglia di Guardia Nazionale e sentita la cosa vennero con noi [2].
Quella stessa sera Cesare viene arrestato, ed è associato alle carceri di S. Giovanni in Monte.