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Io ho lavorato psicoanaliticamente con quattro pazienti che presentavano una diagnosi clinica di disturbo affettivo bipolare maniaco-depressivo. Ho lavorato inoltre con parecchi pazienti che hanno riferito di soffrire di almeno due diverse forme di depressione contemporaneamente, e ho analizzato due pazienti bulimici e un paziente anoressico. Sulla base di questa ricerca clinica, che conduco da circa dieci anni, sono arrivato alle seguenti conclusioni: 1) possono esistere, contemporaneamente, più disturbi emotivi e psicologici, e un disturbo può mascherare l'altro se non viene controllato farmacologicamente; 2) in questi casi è indicata una terapia congiunta che combina diverse modalità, cosicché entrambi i disturbi possono essere trattati nello stesso tempo; 3) è venuto il momento per noi di ritornare al vecchio modello di malattia, il che però non costituisce necessariamente un nuovo paradigma.
È apparsa una vasta letteratura psicoanalitica sull'argomento dei disturbi maniacale e depressivo. I contributi clinici e teorici risalgono a più di settanta anni fa, e, tra gli altri, includono i lavori di Abraham, Freud, Fenichel, Lewin e Jacobson. Vi sono stati comunque altri lavori che hanno fornito dati significativi riguardo ai disturbi affettivi. Gaensbauer, Harmon, Cytryn e McKnew (1983) hanno identificato un gruppo di bambini (dai 12 ai 18 mesi di vita) ad alto rischio, i cui genitori erano maniaco-depressivi; questi bambini mostravano disturbi nella qualità del loro attaccamento e una diminuita capacità di autoregolare l'emotività e l'affettività. Più l'età cresceva, più aumentavano questi disturbi, e a 18 mesi questi bambini mostravano forti distorsioni dello sviluppo. Oltre alle predisposizioni genetiche, questi autori ipotizzano gli effetti dannosi dell'ambiente familiare. Gershon, Dunner e Goodwin (1971), e Winokur, Cadoret, Dorzob e coll. (1971) hanno riportato una più alta percentuale di disturbi affettivi nei parenti dei pazienti maniaco-depressivi, se parag