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Rispondo alla seconda domanda.
Ho cominciato le mie prime tre analisi nel 1948, quando ero assistente (sono medico) ed ero io stesso in analisi presso il professore Rudolf Brun a Zurigo. Nell'aprile del 1952, in collaborazione con Fritz Morgenthaler e Goldy Parin-Matthéy, ho aperto uno studio privato di psicoanalisi, che ancora oggi conduco, benché in misura ridotta. La
psicoanalisi è la mia attività principale. Accanto ad essa ho tenuto, fino al 1955, uno studio di consultazioni neurologiche; dal 1955 al 1971, ho condotto una ricerca nel settore dell'etnopsicoanalisi e fino al 1981 ho espletato varie attività psicoanalitiche di carattere didattico e ho pubblicato dei lavori.
Le modificazioni della mia « tecnica » si possono raggruppare in tre categorie. Il primo gruppo (1) comprende modifiche tecniche in senso stretto, facilmente descrivibili, che si sono imposte durante i miei primi anni d'attività. Un secondo gruppo (2) riguarda misure volte a consentire, accanto alla psicoanalisi, la pratica della ricerca nel settore dell'etnologia. Il terzo gruppo, quello più importante (3), riguarda modifiche che non si possono quasi descrivere come « tecniche ». Si tratta, secondo la definizione di Fritz Morgenthaler, dello sviluppo di una « dialettica della prassi psicoanalitica », che deriva in misura considerevole da esperienze psicoanalitiche in culture straniere.
L'analisi da me praticata veniva condotta a tre sedute settimanali di cinquanta minuti l'una. Ho cominciato con sedute della durata di 55 minuti; a partire dal 1952 ho preferito cinque sedute alla settimana, accontentandomi però spesso di quattro. Sono diventato sempre più disponibile ad eventuali modifiche del ritmo che si rivelassero opportune. Il minimo di sedute, per consentire lo sviluppo di un processo analitico, era (allora) una seduta di 120 minuti la settimana, il ritmo più serrato (allora) cinque sedute di 115 minuti l'una. Durante i primi qua