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Le nuove impostazioni che mi pare si siano venute sviluppando negli anni della mia pratica analitica, possono, per brevità, essere definite così:
prevalenza dell'hic et nunc sulla ricostruzione « storica » del passato;
* Clinica Psichiatrica dell'Università di Genova. Ospedale S. Martino, 16132 Genova.
limitato rilievo dato alla attendibilità storica, in senso stretto, della ricostruzione e maggiore rilevanza di ciò che si muove nella relazione, con una ricostruzione del passato che nasce dalla relazione ed è in funzione di essa;
prevalente attenzione a una funzione mitopoietica, che scaturisce dal legame transferale, inteso non solo come riedizione, ma come produzione nuova.
Più che descrivere le modalità tecniche che stanno alla base di queste impostazioni farò un cenno alle considerazioni teoriche che possono sottenderle. Un riferimento teorico può partire dal lavoro di Spence . La tesi, in verità anticonformista di Spence, considera non percorribile e non rilevante la validazione storica, e quindi il processo analitico deve basarsi sulla verità narrativa: la narrative truth (the fit, l'esperienza di soddisfacimento estetico che l'interpretazione produce), viene qui distinta dalla historical truth (la convalida o la validità del dato storico portato dall'interpretazione). Il nostro interesse è più nell'effetto che essa produce che nelle sue credenziali passate. Il passato, in realtà, non si ricostruisce. L'analista introduce nel suo operare delle fictions e potrebbe essere considerato più come una sorta di poeta che come una sorta di archeologo.
In analisi si costruisce la verità in funzione della coerenza interna, ma non si fornisce nessuna visuale veritiera del passato. Il passato che crea l'analista è nell'hic et nunc, allo stesso modo come quello del narratore e dello storico, e deve essere considerato una invenzione adeguata al presente. « Ogni interpretazione è vera solo all'interno del suo spazio analitico ». Una volta che si mette in risalto il versante sincro