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Nel 1953, dopo l'interruzione della guerra, riprende la pubblicazione di Infanzia anormale, poi Neuropsichiatria infantile. Il sottotitolo precisa trattarsi di scritti di « psichiatria, psicologia, pedagogia, assistenza sociale »; non vengono menzionate psicoterapia e psicoanalisi e, in accordo con questa impostazione, per molti anni la stragrande maggioranza degli articoli è di tipo psichiatrico, psicologico-descrittivo e psicometrico, statistico-clinico. Con qualche eccezione. Nel 1955 appare sulla rivista un articolo di Bartoleschi e Corti, dal titolo « Problemi di psicoanalisi infantile », in cui gli autori presentano in sintesi ai lettori italiani le posizioni di Anna Freud e di Melanie Klein cercando una mediazione, anche alla luce del contributo di Lebovici e della scuola francese. Fissano inoltre dei criteri diagnostici che prevedono, oltre ad un'accurata anamnesi familiare e sociale, anche un esame della capacità di stabilire relazioni oggettuali e dell'entità dei conflitti. Lo stesso Bartoleschi, questa volta insieme a Muratori, fa il punto della situazione della pratica clinica, qualche anno più tardi, nel 1959. L'articolo si intitola « I trattamenti psicoterapeutici attuati in un Cmpp »; vi vengono indicati i diversi tipi di intervento, la psicoanalisi e gli altri tipi di psicoterapia analitica o semplicemente di sostegno, a seconda della patologia.
Se di psicoanalisi vera e propria si parla nei due articoli citati, tuttavia, già nel primo numero troviamo un'anticipazione dei nuovi apporti della psicologia dinamica in un articolo di Marcella Balconi, dal titolo I bambini difficili. La sua importanza sta nell'accento posto sull'ambiente, come potenziale fattore patogeno, e sul significato dei sintomi. Scrive l'autrice a questo proposito: