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Un'impressione che ritorna, ogni volta che si pone l'esigenza di riflettere su come organizzare una struttura residenziale di accoglienza per minori, è quella di muoversi in un universo di conoscenze che non riesce a conservarsi una propria memoria storica, intendendo con questo termine quel sapere che si sedimenta e diventa un comune bagaglio di riferimento. Spesso, e questa sembra una caratteristica di molti servizi per l'infanzia, le conoscenze accumulate anche attraverso la documentazione di esperienze di avanguardia, si disperdono rapidamente secondo i venti che mutano condizioni storiche, politiche ed economiche; e così, nell'andare e venire di movimenti storici favorevoli, l'insieme delle conoscenze perde organicità, rimane frammentario, a volte negato nelle sue intuizioni più significative. Eppure, negli ultimi 50 anni, una ricca letteratura ha documentato situazioni ed esperimenti interessanti, alcuni improntati ad un impegno dichiaratamente terapeutico (vedi in questo senso l'opera di Bettelheim ed il lavoro di Redl e Wineman), altri più caratterizzati sul piano pedagogico (vale per tutti il lavoro di Summerhill), altri infine, come le esperienze che si sono verificate in Italia negli anni ‘70, connotate da una forte motivazione politica espressa dai movimenti anti-istituzionali che in quegli anni coinvolgevano le istituzioni per minori e per malati psichici (Carugati, Emiliani, Palmonari, 1975; Maurizio, Peirone 1984). Di queste esperienze abbiamo cercato di cogliere quegli aspetti della riflessione teorica che maggiormente si integrano con una prospettiva dello sviluppo infantile