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L'evoluzione del costume sessuale in direzione di una maggiore libertà, favorita dai mutamenti socioeconomici, dalla diffusione dei contraccettivi orali, da varie istanze emancipatorie presenti nella nostra cultura, ha aperto una serie di questioni in materia di etica. Se da una parte può condurre al rigetto puro e semplice di proibizioni e di limitazioni che in precedenza avevano forza di legge, dall'altra invita ad interrogarsi sul significato delle norme etiche relative alla sessualità e sui motivi della loro «presa» psicologica. L'interesse crescente per il problema dei fondamenti dell'etica sessuale è testimoniato dal numero delle pubblicazioni filosofiche, antropologiche, storiche, uscite recentemente, che esaminano le condotte sessuali e cercano di rintracciare l'origine delle norme che le regolano in diverse società o in diversi periodi della storia. Gli studi di Foucault, di Duby, del gruppo delle «Annales» tendono ad accreditare una concezione relativistica della morale, considerata come un insieme di prescrizioni dettate da necessità sociali, politiche, economiche, storiche, trasmesse con l'educazione, diverse da cultura a cultura e modificabili nel tempo in funzione della modificazione dei fattori da cui dipendono. Agli esponenti del relativismo si contrappongono gli esponenti di una visione universalistica della morale, per i quali le asserzioni etiche hanno un valore transculturale e sono soggette alla logica del vero o falso, essendo fondate cognitivamente sia, per alcuni, su base intuitiva, sia, per altri, in forza di una definizione del bene in termini naturalistici (felicità, utilità, ecc) o in termini metafisici (volontà di Dio, meta dell'Evoluzione, ecc.).
Il libro di Alfredo Berlendis, La gioia sessuale: frutto proibito? La risposta della Bibbia, delle Chiese e della società, si situa all'intersezione di queste due direttrici di pensiero. L'autore, teologo protestante, pastore della Chiesa evangelica valdese, si pone il problema di «ricomprendere