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Quando Sigmund Freud scoprì, a cavallo tra i due secoli, l'interpretazione dei sogni, se ne servì per confermare la propria concezione dell'inconscio in primo luogo, della rimozione e dei moti pulsionali provenienti dall'Es. Il sogno nella sua formazione, struttura e interpretabilità, divenne un mezzo di prova dell'esattezza delle leggi psicoanalitiche fondamentali. Freud riconoscendo che dietro al contenuto onirico manifesto è sempre possibile rintracciare un contenuto latente, nascosto, non accessibile in un primo momento alla coscienza, dimostrò la sua tesi secondo la quale oltre al conscio esiste l'inconscio: una convinzione cui egli era giunto già quando si occupava di ipnosi e dello studio dell'isteria. Freud, poiché ogni sogno spinge verso un appagamento inconscio del desiderio, la qual cosa, nella maggior parte dei casi, viene raggiunta attraverso un appagamento di tipo allucinatorio, definisce il sogno come la «psicosi temporanea della persona sana» — e attribuisce ai moti pulsionali inconsci, che devono necessariamente essere soddisfatti, la funzione di motori veri e propri nella formazione del sogno.
Quando, nell'estate del 1932, Freud scrisse a Vienna la «Revisione della teoria del sogno» come primo capitolo dell'«Introduzione alla psicoanalisi» (nuova serie di lezioni) la teoria dei sogni continuava ad essere per lui «la parte più caratteristica e peculiare della giovane scienza». Egli scrive:
La stranezza delle affermazioni che essa dovette formulare le ha conferito l'aspetto di un segno di riconoscimento, la cui applicazione decideva chi poteva diventare un seguace della psicoanalisi, e a chi essa rimaneva definitivamente
* Tratto dal volume dell'autore Der Traum, Francoforte: Syndikat Verlag, 1986. Trad. dal tedesco di Maria Noemi Plastino Nüssmuller.
Page 3incomprensibile. (…) Ogniqualvolta cominciavo a dubitare dell'esattezza delle mie malferme conoscenze, la mia fiducia di seguire una giusta traccia si rinnovava allorché mi riusciva di trasformare un sogno c