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Sigmund Freud escogitò il metodo delle associazioni libere per poter accedere alle profondità arcaiche dei suoi pazienti, davanti alle forti resistenze che la loro personalità razionale adulta opponeva all'emergenza di tali contenuti mentali che non erano accettabili socialmente e che suscitavano ansietà, colpa o vergogna. Nel corso di quasi un secolo di esperienza clinica, i suoi successori hanno trovato che questi ostacoli intrapsichici al processo di autoindagine vengono di solito sormontati solo dallo stabilirsi di una regressione terapeutica ottenuta tramite un costante lavoro analitico — possibilmente un programma di sedute quotidiane ogni volta che l'analista sia disponibile — e con una sistemazione dell'ambiente psicoanalitico tale da scoraggiare l'attività motoria, da minimizzare l'input percettivo e da eliminare suggerimenti circa le preferenze del partecipante-osservatore. Nel contesto standard della situazione psicoanalitica, certe costanti dell'organizzazione della personalità dell'analizzando emergono ripetutamente, di solito sotto forma di quelle fantasie o di quegli scambi interpersonali che coinvolgono l'analista, definiti da Freud «transfert».
L'arte della psicoanalisi consiste nel promuovere sia lo schiudersi dei transfert che il riconoscimento consensuale di essi, preferibilmente in un linguaggio discorsivo e privo di ambiguità, da parte di entrambi i membri della diade terapeutica. Non vi è stato nessun consenso sul modo ottimale di raggiungere questi scopi. Alcuni anni fa, a conclusione del mio libro del 1981 Advances in Clinical Psychoanalysis (Progressi