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Questo contributo non si propone di risolvere i problemi che l'insegnamento dell'approccio psicodinamico solleva sul piano pratico, ma solo di contribuire a chiarirli e di prospettare possibili soluzioni future. Identificherò l'approccio psicodinamico con la psicoanalisi freudiana, non per partigianeria (nessuno che conosca la mia attività scientifica potrebbe accusarmi di una cosa del genere), ma solo perché i concetti che ci interessano sono stati proposti da essa, perché è la psicoanalisi a possedere la forma d'insegnamento più complessa ed articolata ed infine per la competenza personale.
Quando la terapia freudiana consisteva nel recupero catartico di un evento traumatico non era nemmeno immaginabile una preparazione scientifica al di là di quella medica-psichiatrica. Per diventare psicoanalisti bastava interpretare i propri sogni ed avere qualche isterico a disposizione da mettere sul lettino. Anche il campo di indagine sembrava precisamente delimitabile: la conoscenza prima del trauma e quindi dei contenuti (delle idee, fantasie) inconsci. Poi le cose si sono andate complicando: dalla cura di un gruppo limitato di nevrotici a quella di quasi tutti i quadri psicopatologici; dalla eziologia traumatica ad una complessa ed articolata psicopatologia; da qualche ipotesi sulla genesi dei disturbi psichiatrici al funzionamento della entità mente che copriva il vasto campo che andava dalla consapevolezza al sistema nervoso centrale e che si esprimeva in tutte le possibili forme del comportamento umano; dal singolo operatore che manteneva con i colleghi dei rapporti occasionali siamo passati a degli istituti e a delle società rigidamente organizzati; da pochi studiosi gravitanti su Vienna siamo passati alle migliaia di psicoanalisti ed al rigoglioso sviluppo della psichiatria e della psicoterapia dinamica.