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Il testo della Badinter, filosofa di formazione e docente di sociologia all'Ecole polytéchnique di Parigi, a somiglianza del precedente libro L'amore in più si presenta con il carattere della sfida. Oggetto della sfida è l'ambizione di indagare il rapporto uomo-donna nel corso dei millenni e dimostrare come i modelli di comportamento umano in questo campo, quali attribuzioni di ruoli e di compiti all'individuo in funzione della differenza sessuale, siano mutevoli nel tempo, frutto della convenienza sociale o personale, punti di riferimento ideologico e non incontrovertibili leggi naturali. Sino a questo punto la tesi della Badinter non aggiunge altro materiale alla messe di studi e ricerche antropologiche che in questo secolo hanno dimostrato ad abundantiam come in società diverse dalle nostre i ruoli maschili e femminili varino in maniera sensibile, sino addirittura a capovolgersi rispetto al modello del femminile e del maschile che è consueto ai nostri occhi di osservatori occidentali di una società industriale avanzata. Ma esistono limiti oltre ai quali la società, qualsiasi sia il modello culturale imposto o proposto, non può spingersi? La differenza biologica, che determina fatalmente ruoli diversi nella riproduzione e nell'accudimento della prole, il lungo periodo necessario all'individuo umano per raggiungere un grado di autonomia sufficiente per la gestione della propria sopravvivenza, sino ad ora sono state barriere invalicabili. Attorno a queste barriere si è strutturata in ogni società conosciuta, dalle più primitive alle più evolute, una divisione sessuale del lavoro e dei relativi ruoli che, come abbiamo detto, varia sensibilmente da epoca ad epoca e da società a società, ma permane in ogni società a sancire una differenza tra un sesso e l'altro. È su questa differenza (qualsiasi sia il contenuto) che si fonda nel rapporto fra i due sessi il modello della complementarità. La complementarità sancisce la interrelazione dei compiti e, al tempo stesso, l'i