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Ancora una volta Edward Shorter è di attualità con un libro polemico e brillante, quanto mai dentro i problemi del vivere sociale di oggi. Ci era riuscito con Storia del corpo femminile (recensito da T. Corsi Piacentini sul n. 1 del 1985 di questa rivista), e ancor prima con Famiglia e civiltà. Shorter tuttavia non è uno studioso del costume che si limita a rincorrere le mode del pubblico americano liberal, il quale indubbiamente lo sollecita e lo appoggia, ma è uno storico di mestiere che con serietà e competenza mette al servizio della denuncia sociale il proprio strumento professionale. Attualmente professore di storia all'Università di Toronto, Shorter è un medico formatosi in quel clima di illimitata fiducia nel progresso che faceva parte del bagaglio ideologico di ogni giovane clinico americano, così come del profano. In medicina i nuovi mezzi diagnostici e terapeutici sembravano promettere la conoscenza della realtà e quindi la guarigione. Questa illusione, secondo Shorter, è uno fra i principali motivi per cui medici e pazienti sono sempre più insoddisfatti gli uni degli altri e animati da reciproca diffidenza. Di conseguenza, il medico rischia sempre più facilmente di fallire nella cura delle affezioni che si presentano con maggiore frequenza nella sua