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Questi non sono tempi facili per la istituzione psicoanalitica americana. Può essere interessante guardare da vicino alla cronaca di alcuni fatti recenti, anche perché spesso negli Stati Uniti si sono manifestate tendenze che più tardi hanno interessato il vecchio continente. Già mi sono interessato in passato su Psicoterapia e scienze umane ad alcuni problemi, ad esempio alla crisi della immagine sociale della psicoanalisi dovuta in parte alla nuova tendenza biologica in psichiatria (, n. 2), la quale necessariamente ha avuto ripercussioni riducendo il numero di pazienti e di domande di candidati agli istituti psicoanalitici; e anche allo scandalo del «caso Masson» (, n. 2), che ha avuto una così vasta risonanza nei mass media, e così via. Ma le spine nel fianco della istituzione psicoanalitica americana non sono solo queste. Vi sono sia problemi interni, cioè dentro alla storica American Psychoanalytic Association (per brevità chiamata comunemente l'American), che esterni, cioè tra questa organizzazione e l'associazione di categoria degli psicologi, la potente American Psychological Association (Apa). Recentemente infatti alcuni psicologi hanno denunciato l'American e altre organizzazioni psicoanalitiche per il fatto di non permettere agli psicologi di avere uguali diritti rispetto ai medici per quanto riguarda l'ammissione al training. Ma prima di occuparmi di questa grave vicenda, voglio accennare brevemente ad alcuni problemi presenti all'interno della stessa American.
In molti istituti psicoanalitici (ad esempio New York, Boston, Detroit, Los Angeles e Washington) sono sorte delle lotte intestine tra fazioni