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Gli storici interessati al processo di sviluppo della psicoanalisi affermeranno in futuro, credo, che nel XX secolo, per una qualche ironia del destino, la psicoanalisi italiana si è vista privata di un posto d'eccezione nella storia del movimento psicoanalitico a causa della morte decisamente prematura di Enzo Codignola. Ci si può tutt'al più chiedere, con tristezza, quale possa essere stata la combinazione di fattori — natura e ambiente — che ha portato alla morte, all'età di 47 anni, di questo psicoanalista incredibilmente dotato e colto — da una ventina d'anni addentro alla professione di psichiatra e psicoanalista, a pochi anni di distanza dagli inizi dei suoi migliori scritti di carattere professionale. Uno sguardo al principale dei suoi contributi, Il vero e il falso, suggerisce convincenti ragioni per credere che, grazie al lavoro di quest'uomo, la psicoanalisi italiana si stesse trasformando, in modo promettente, in uno sforzo di tensione creativa che avrebbe potuto benissimo procurare al movimento psicoanalitico sia originalità sia leadership straordinarie. Per di più, il genio dell'uomo era così squisitamente personale da far ritenere altamente improbabile che anche soltanto un altro dei suoi colleghi sarebbe stato in grado di portare avanti in modo significativo le ricerche cliniche e le lucide riflessioni che si ritrovano in questo saggio tanto lungamente meditato quanto scritto di getto. Ci si arriva a domandare quante volte un improvviso scherzo della storia, una mossa imprevista dello spettro della morte, abbia sfavorevolmente influenzato la