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Questa sezione è aperta al contributo dei lettori e gli interventi non sono sottoposti al parere del comitato di lettura, per cui il loro livello qualitativo impegna esclusivamente gli autori.
I dattiloscritti non devono superare le 10.000 battute, corrispondenti a 3 pagine della rivista. Si prega di non ripetere argomentazioni già adoperate da altri autori, sintetizzando i riferimenti indispensabili per la comprensione del testo.
Caro direttore,
di buone intenzioni è lastricato l'inferno, ma di buoni sentiment! è spesso pavesata la strada percorsa dai discorsi più intrappolanti. In questi anni uno dei più discussi nuovi «innesti» nella cultura psicoanalitica è stato dato dal concetto di «sé» (anzi: «Sé»). Si tratta della riproposizione — secondo una tematica tipicamente pre-freudiana — di una sorta di struttura psichica interiore garante dell'unita della persona; quasi sempre, in pratica, di una specie di anima un po' laicizzata. Già Allport negli anni ’50 non se n'era lasciato sedurre, e si era chiesto se il concetto di sé avesse poi una utilità. Oggi per fortuna non mancano su questo tema buone messe a punto moderne, come il libro di Duruz tradotto presso Astrolabio: I concetti di narcisismo, Io e sé . Qui l'autore non pretende affatto, e giustamente, di abolire il termine «sé», che ormai ha certe sue funzionalità nella psicoanalisi contemporanea: ma ci aiuta a capirne i limiti