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Il concetto di identificazione è venuto sempre più ad assumere una particolare rilevanza e centralità nell'ambito della teoria psicoanalitica. L'interesse ad esso tributato, a partire dall'opera freudiana fino agli autori che di tale tema si sono occupati in anni recenti, deriva dal fatto che di esso viene consensualmente riconosciuto il valore di processo basilare per la comprensione dello sviluppo e dell'organizzazione della personalità. Tuttavia a tale condiviso interesse non corrisponde una adeguata univocità nelle formulazioni circa l'esatta natura dell'identificazione e la sua collocazione nell'ampia gamma dei processi psichici. Questa mancata convergenza è riconducibile alla varietà di schemi concettuali di riferimento che caratterizza l'attuale quadro del pensiero psiconanalitico. Ciò si traduce inevitabilmente nell'attribuzione al termine ‘identificazione’ di aree semantiche non sovrapponibili; è in particolare individuabile la tendenza a sostituire il termine con altri, di volta in volta ritenuti ad esso interscambiabili, come quelli di ‘introiezione', ‘incorpo-razione’, ‘interiorizzazione’, ecc. All'esistenza di un panorama definitorio così variegato ha poi marcatamente concorso, a nostro avviso, anche la pluralità di contenuti e di modelli esplicativi che caratterizza l'elaborazione di questo concetto già all'interno dello stesso pensiero freudiano.
L'identificazione riveste per Freud un interesse costante e stabilmente ricorrente, che depone a favore della rilevanza assunta dal concetto nella globalità della teorizzazione psicoanalitica dei processi psichici, tanto che di essa si potrà dire che «più che un meccanismo psicologico tra gli altri, (si tratta del)l'operazione con cui si costituisce il soggetto umano» (Laplanche J. e Pontalis J. B., , p. 215). D'altra parte, a differenza di quanto è accaduto per altri costrutti, che hanno trovato nei corso