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In questo libro di carattere multidisciplinare Mancia, neurofisiologo e psicoanalista, ha compiuto mediante un'esposizione apparentemente piana nella forma ma assai complessa nei contenuti, due operazioni ben precise: l'una, longitudinale e storica, consiste nel fornire le teorie sulla natura e sul significato del sognare che si sono succedute e frammischiate lungo il percorso che, a partire dal pensiero animista arriva alle attuali concettualizzazioni, attraverso un
rapido ma preciso excursus che tocca le culture classiche greca, latina ed egizia, il cristianesimo, il medioevo, il periodo illuminista e l'ottocento; da questo punto in poi il discorso si fonda, con un'analisi molto approfondita alla maniera di Ellenberger, sulla nascita e lo sviluppo del pensiero freudiano, e in particolare sulle due opere che costituiscono il massimo apporto allo studio della natura del sogno, il «Progetto» e l'«Interpretazione dei sogni».
La seconda operazione che definirei orizzontale e dialettica, è finalizzata al confronto critico fra le varie discipline che si occupano dello studio dell'attività onirica — (quali la neurofisiologia, l'etologia, l'etnologia, la psicofisiologia, l'ipotesi isomorfica del generatore interno di Hobson e McCarley, e l'approccio cognitivista), — e la teoria psicoanalitica classica con le successive concettualizzazioni da essa derivanti della Klein, di Bion e di Money Kyrle; a queste ultime Mancia si rifà per trarne una sua particolarc e personalissima visione della funzione e del significato del sogno per la vita interiore dell'uomo, che è sintetizzata nel titolo dato al libro. Ma prima di esaminare questa suggestione che attraversa come filo conduttore tutto lo scritto, intendo soffermarmi su due punti che sono stati trattati da Mancia in modo particolarmente stimolante. Il primo punto riguarda il problema assai controverso dell'isomorfismo mente-cervello, quale modello proprio del pensiero positivista, che, secondo Mancia, viene genialmente superato