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Questo scritto di R.D. Hinshelwood è arrivato in redazione quando era già stato pubblicato il «Numero speciale», nel quale, nella sezione «Psicoanalisi e società», veniva elaborato il tema della relazione fra psicoanalisi e scienze sociali. Lo pubblichiamo volentieri ora, come contributo alla discussione che in quella sede si era sviluppata. Ne riprendiamo qui le linee prospettiche per poter collocare il presente articolo nel quadro complessivo del dibattito. Dalle varie posizioni espresse, erano emerse l'esigenza e l'auspicio di un incontro fra psicoanalisi e sociologia da prospettarsi però con attenzione critica, con estrema prudenza e con la condizione, fermamente posta e da psicoanalisti e da sociologi, del rigoroso mantenimento, per ognuno, dello specifico della propria disciplina. Il lavoro di Hinshelwood offre invece una prospettiva diversa. Propone un modello interdisciplinare fra psicoanalisi e marxismo nel quale proprio lo specifico risulta ridotto. È la ricerca del modello l'obiettivo che viene privilegiato, anche se a scapito di un approfondimento che tenga conto della complessità del livello attuale delle conoscenze.
È noto che la società è un'escrescenza della psiche umana, e tuttavia essa è autonoma, come un oggetto indipendente, e regola la vita di tutti noi. In quanto individui psicologici, viviamo in un equilibrio precario tra la nostra natura biologica e la nostra cultura sociale. Freud era particolarmente conscio della radicalità della sua posizione nella sua discussione su «I disagi della civiltà». Il nostro problema è sempre comprendere la relazione tra gli individui che costituiscono una società, e la