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Che idea vi fareste di un analista che apre la prima seduta con una nuova paziente dicendole: «Bene, conosco già qualcosa di lei: ha avuto un padre e una madre»? E se vi segnalassero poi che questo stesso analista, nella terza seduta con un'altra paziente, al termine del racconto di un sogno, le ha fornito un'interpretazione dallo sconvolgente contenuto, che poneva in dubbio la legittimità della sua nascita, provocandone lo spaventato allontanamento e il relativo abbandono dell'analisi? Beh, state attenti ad emettere il vostro giudizio, perché l'analista in questione è Sigmund Freud.
Lucilla Albano ha raccolto nel suo interessante e divertente libro Il divano di Freud il racconto - memorialistico, scientifico, aneddotico o autobiografico - di 19 persone che sono state in analisi con Freud. L'autrice, che è ricercatrice universitaria di Storia del cinema, è riuscita ad organizzare un lavoro di buon livello teorico; anzi, la sua relativa lontananza dal campo degli addetti ai lavori di ambito psicoanalitico l'ha forse favorita nel conferire agilità e snellezza al procedere del discorso, che, proprio come nella sceneggiatura di un film ad episodi, propone in rapida successione i vari resoconti (molto diversi tra loro sia nelle dimensioni che nello stile), tutti preceduti da una nota dell'autrice che fornisce un'inquadratura storica del personaggio e della sua analisi con Freud. Il libro, di impatto immediato, è quindi sicuramente consigliabile a chi voglia godere di una veduta panoramica del mondo della psicoanalisi da un punto di vista praticamente interno alla stanza di lavoro del suo fondatore; ma per l'attualità e l'importanza dei temi teorici che esso lambisce, la sua lettura può risultare stimolante anche per i tecnici di questa professione.
Che Freud, per usare un'espressione sanguigna, predicasse bene e razzolasse male è cosa ormai risaputa; questo libro riporta numerose conferme dirette di ciò: le risposte contro-transferali di Freud (affabile, simpatico e anche