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Il dottor Otto Kernberg, psicoanalista della Big Apple, è uno che piace, un vero professionista sulla cresta dell'onda, disinvoltamente diviso tra lavoro clinico,
ricerca, scrittura, partecipazione a comitati direttivi e convegni, insegnamento, ecc. Insomma, tutte le mansioni tipiche del moderno e arrivato professionista americano della psiche. Scrive di lui Robert S. Wallerstein, presidente dell'International Psychoanalitic Association: «Non c'è probabilmente autore psicoanalitico oggi più largamente letto o quotato sia all'interno di circoli specificatamente psicoanalitici, sia nell'assai più ampia arena del mondo dei professionisti della salute mentale influenzati dalla psicoanalisi; non c'è nessun autore psicoanalitico più fermamente messo in relazione alle nostre onnipresenti preoccupazioni cliniche con questi nuovi pazienti del nostro tempo - il borderline e il narcisista - che così tanto affollano gli ambulatori e nello stesso tempo confondono i nostri sforzi terapeutici» (Japa, 1986, 34, 3:711). Autore già di altri fortunati libri tradotti in italiano e usciti da Boringhieri (Sindromi marginali e narcisismo patologico, Teoria delle relazioni oggettuali e psicoanalisi clinica, Mondo interno e realtà esterna), Otto Kernberg ha pubblicato nel 1984 la sua ultima e ponderosa fatica: Severe Personality Disorders, tradotto in italiano col titolo Disturbi gravi della personalità. Si tratta di un'opera vasta, difficile da sintetizzare perché non percorsa da un filo conduttore teorico esplicito, ma piuttosto costruita sulla base dell'osservazione clinica, della diagnosi e del trattamento di pazienti con disturbi gravi della personalità, «focus» delle preoccupazioni professionali di Kernberg da diversi anni a questa parte. Le sue posizioni teoriche, del resto, sono già ampiamente conosciute, così com'è nota la sua peculiare collocazione in una psicologia dell'Io che tende l'orecchio ai contributi della scuola inglese delle relazioni oggettuali. Conosciuta è anche la