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La storia dei rapporti fra psicoanalisi e metodo scientifico è lunga e complessa. Lo scopo di questo lavoro è di mettere in evidenza i nodi cruciali del dibattito, in modo da farne emergere le articolazioni fondanti. Questa rassegna non ha dunque la pretesa di essere esauriente rispetto alla citazione di tutti gli autori che si sono occupati di questo problema: il suo intento è piuttosto quello di illustrarne i momenti teorici più rilevanti. La data di inizio può essere posta nel congresso organizzato da Sidney Hook (1959), che viene aperto da una relazione di Hartmann, il cui titolo è «La psicoanalisi come metodo scientifico». Partecipano filosofi della scienza di scuola neopositivista (Pap, Nagel, Hook, Scriven, Salmon) e psicoanalisti (Hartmann, Arlow, Kubie, Kardiner). Gli psicoanalisti presenti, ed in particolare Hartmann e Arlow, cercano di dimostrare che la teoria psicoanalitica soddisfa i requisiti necessari ad una disciplina scientifica: essa segue principi sistematici come le altre teorie, è un sistema teoretico aperto e possiede una gerarchia di ipotesi.
Ma l'argomento forte su cui insistono sia Arlow che Hartmann è il principio del determinismo psichico, grazie al quale è possibile applicare, ai fenomeni della vita psichica, gli stessi criteri di causalità e correlazione, propri dei fenomeni naturali. In base a questo principio si possono formulare proposizioni o enunciati che abbiano valore di legge, fare previsioni che possano essere confermate da successive osservazioni e stabilire una gerarchia nella prevedibilità dei fenomeni. Tali caratteristiche garantiscono il rigore, ed il valore sperimentale del metodo psicoanalitico, e non