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Questo è il testo scritto della relazione presentata a Bologna nel Marzo di quest'anno in occasione di uno degli incontri di Psicoterapia e scienze umane. L'articolazione dei contenuti, i riferimenti bibliografici e la stessa forma espositiva sono rimasti quelli originari, e come tali più adatti alla circostanza di seminario per cui sono stati preparati. Abbiamo preferito pubblicare questo testo, anche dietro l'incoraggiamento di alcuni colleghi, nella speranza che l'approfondimento e l'ampliamento previsti possano avvenire in un contesto di dibattito allargato. Il titolo, che è il medesimo del seminario, si riferisce a due articoli della rivista (Psicoanalisi e psicoanalisti, Redazione della rivista, Psic. e s.u., 4, ; G. Lai, Schizzi di tecnica senza teoria, Psic. e s.u., 3, ) che hanno sollevato problemi e discussioni di cui questo articolo vuole essere la continuazione.
Affermare oggi con Grünbaum circa lo stato di salute della psicoanalisi che «se non è morta certo non si può dire che stia bene» è poco più di un luogo comune che si è affermato nel corso degli ultimi quindici anni a partire soprattutto e probabilmente non a caso, dagli Stati Uniti dove la psicoanalisi ha trionfato per oltre mezzo secolo. Dei tre aspetti della psicoanalisi già indicati da Freud, sotto cui si era precedentemente determinato questo successo, come teoria della personalità - tecnica di indagine psicologica - metodo psicoterapeutico, ci interessa specificamente quest'ultimo in questa sede in quanto problema cruciale nel campo psichiatrico. In questa disciplina infatti in cui ha assunto responsabilità di corrente teorica la psicoanalisi si è trovata ad affrontare precise richieste di legittimazione scientifica cui non è stata in grado di rispondere, tanto che i filosofi e gli epistemologi che ne hanno approfondito lo