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A chiunque sia mai capitato di sfogliare qualche volta delle cartelle cliniche scritte da un alienista dello scorso secolo, non può essere sfuggito che attraverso quelle calligrafie piene di svolazzi e ghirigori si affaccia un mondo ricco di affascinanti suggestioni, fanno capolino mirabolanti deliri e allucinazioni spaventose. Nello stesso tempo, tuttavia, non è difficile rendersi conto che dopo un po' questo materiale finisce inevitabilmente per manifestare una certa ripetitività e soprattutto ha la caratteristica di essere più ammiccante che esplicitamente dichiarante. Anche la cartella più ricca o il memoriale scritto dalla stessa mano del paziente lasciano insoddisfatta l'avida curiosità del lettore che vorrebbe scavalcare il muro dell'incompiuto e del sommario e poter guardare in piena luce il mondo misterioso di quelle antiche follie. Ma tutti i diavoli e le diavolerie, le elettricità e le ricchezze favolose, le gelosie macchinosissime e le vite avventurose che si intuiscono spesso solo da poche, scarne parole, non diventano mai niente di più di quello che sono: impalpabili segnali che provengono da un mondo irraggiungibile, un mondo che però sembra avere una sua completezza e una coerenza folle, come se fosse un universo parallelo nascosto ai nostri sensi e invece accessibile e trasparente a quelli distorti dell'alienato. È un fenomeno che deve avere a che fare con le mappe dei tesori e con i messaggi nelle bottiglie, dove a qualche riga o a pochi segni devono certamente corrispondere scrigni traboccanti di monete d'oro o isole misteriose. Ma adesso ecco che l'incompiuto viene portato a termine da una mano esperta che si è messa a tracciare la geografia di quegli irraggiungibili posti della mente. È la mano minuziosa di Ermanno Cavazzoni, docente di storia all'Università di Bologna, studioso che conosce bene gli archivi manicomiali dell'Ottocento. Ed è senz'altro da questi luoghi polverosi che deve essere partito il percorso che lo ha portato a scrivere Il p