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Cristina Koch è un personaggio di particolare spicco nell'ambiente psicoterapico milanese. In qualche modo riassume o esprime le molte ambiguità proprie di gran parte di noi psicoterapeuti attuali: il nostro essere sempre in bilico tra una posizione e un'altra apparentemente opposte, le nostre scelte contemporanee di campi che un tempo si sarebbero dette inconciliabili, la nostra ricerca di momenti unificanti parallela al rifiuto di punti di vista comuni. Diversamente però da molti di noi che, usciti dal magma, iniziano il battesimo dei nostri frammenti, Cristina conserva intatto il fuoco della controversia, con l'entusiasmo e lo spirito fanciullo di venti anni fa. Chi è ancora capace di appassionarsi, di incuriosirsi, di ascoltare o inventare i richiami delle sirene o delle musiche delle sfere, sarà certo l'interlocutore privilegiato nei luoghi suggeriti dalle magiche assonanze del titolo: Nel tempio nel bosco, appena temperate dal sottotitolo discorsivo: Mito e fiaba nella conversazione terapeutica. Dai quali luoghi, tuttavia, non vengono cacciati, anzi, quelli che, come me, sono diventati, o rimasti, increduli per esperienza o per stanchezza.
Cristina Koch svolge un'intensa attività psicoterapica privata, e nello stesso tempo lavora in un servizio pubblico. Nel suo impegno sociale, prosegue, mi piace pensarlo, nella sfida al muro delle tossicodipendenze, la sfida da noi più vecchi lanciata negli anni sessanta al muro della psicosi. Laureata in filosofia della scienza a Roma, si sottomette a un'analisi freudiana. Subito dopo, tuttavia, si avvicina alle esperienze di terapia sistemica familiare. A un certo punto si trova a frequentare i miei lavori intorno alla conversazione felice. Assimila i concetti della teoria della complessità. Onnivora, aperta al dialogo con tutti, frequenta gli ambienti famiglisti sia di Adriana Vita e Marilù Vinci, sia di Luigi Boscolo e Gianfranco Cecchin, le riunioni di Riza psicosomatica e i convegni di Psichiatria democratica, le discus