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«Nous ne sommes tués que par la vie. La mort est l'hôte. Elle délivre la maison de son enclos et la pousse à l'orée du bois».
Benché lo stile di Freud scrittore sia universalmente celebrato per la sua chiarezza, io trovo che alcuni testi — per lo meno alcuni - di Freud siano profondamente oscuri. Tra questi metterei l'inedito Progetto per una psicologia, Per introdune il narcisismo, e Al di là del principio di piacere. L'enigmaticità di questi testi non consiste nelle ellissi, nelle oscurità sentenziose, nelle contorsioni della sintassi, bensì proprio nella seduzione illusionistica della chiarezza. A differenza per esempio del Talmud, di testi provocatoriamente oscuri, un saggio come Jenseits des Lustprinzips (1) ci sembra nascondere un segreto — una falla criptica — che anima come una crepa il rigore della concatenazione logica del testo; si avverte, anzi, che il rigore consiste tutto nel celare (e allo stesso tempo nell'attingere fino in fondo a) questa incrinatura. Il tipo di oscurità di questi scritti freudiani è la sensazione che «qualcosa non torna», ma è difficile dire che cosa e dove.
Ma come leggere un testo in questo senso chiaro/oscuro? La maggior parte dei commenti, dei riassunti, delle esegesi di Al di là - sia di quelle che ne accettano le conclusioni di fondo, sia di quelle che le rigettano — si impegnano a spiegare il testo, nel senso letterale del termine «spiegare», a darne un'immagine coerente, lineare, conclusa, dove tutti i conti tornano. Come nelle nevrosi ossessive, l'esegetica freudiana corrente non analizza le analisi di Freud, presuppone cioè fiduciosamente la coerenza dell'argomentazione; anche i passi più ambigui vengono «chiarificati» supponendo loro un'ovvia consistenza. Noi invece cercheremo di illuminare