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Nel suo scritto del 1924 Il problema economico del masochismo Freud, usando un linguaggio talvolta suggestivo, ma più spesso indicando con chiarezza una possibile via di sviluppo della teoria psicoanalitica, e contemporaneamente formulando la sfida che l'enigma del masochismo pone a chi voglia tentare un percorso che sembra in qualche modo consegnato al mistero, così si esprime:
Ha ragione chi afferma che l'esistenza di una tendenza masochistica nella vita pulsionale umana rappresenta un enigma dal punto di vista economico. Infatti, se il principio di piacere domina i processi psichici in maniera tale che il loro primo scopo è quello di evitare dispiacere e ottenere piacere, il masochismo è incomprensibile. Se invece il dolore e il dispiacere non sono meri avvertimenti, ma possono essi stessi rappresentare dei fini, il principio di piacere ne risulta paralizzato, e in certo modo narcotizzato il custode della nostra vita psichica (Osf. Torino: Boringhieri, ).
Abbandono, o parziale accantonamento della teoria del segnale, per quella delle mète.
Partendo da questa citazione, è possibile porre le basi per una riflessione attuale sul problema, che contenga le premesse di un ulteriore sviluppo del discorso, ma ciò va tentato ripercorrendo la traccia dialettica fondamentale. Freud, infatti, procedendo logicamente, dopo aver posto i concetti di dolore e di dispiacere (nel testo in lingua tedesca essi corrispondono rispettivamente ai due termini Schmerz e Unlust, l'uso dei quali, differenziato anche se accostato, non sembra casuale) in rapporto con la teoria del segnale, nella quale al principio di piacere si attribuisce la funzione