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Pubblichiamo volentieri questo articolo sull'umorismo in analisi che riprende un tema degno di attenzione affrontato già in rivista (Zanuso B., Ridere in analisi, Psicot. e sc. um. 1979, n. 3). Il verificarsi di situazioni di interrelazione verbale durante le quali paziente ed analista ridono assieme in seguito ad una sollecitazione dell'uno o dell'altro, sono presenti in ogni trattamento e, per altro, il significato metapsicologico dell'intervento umoristico, la sua funzione all'interno della relazione dei due partners, la sua legittimità o illegittimità rispetto al compito base del trattamento (veicolare l'insight attraverso l'interpretazione) sono temi generalmente disattesi dalla letteratura analitica. Perché questo «pudore», come dice Pasquali, nel riferire l'uso e gli effetti di questi interventi che indubbiamente hanno un significato per entrambi i partners? Questo stesso silenzio può essere oggetto di riflessione. Così come potrebbe essere interessante analizzare l'utilità dell'intervento umoristico per veicolare l'interpretazione sormontando resistenze in altri modi insuperabili: Eissler in un articolo del '57 dell'International Journal of Psychoanalysis, «Remarks on some variations in Psychanalytic technique», sottolinea questa tra le altre possibili ipotesi. Oppure, all'inverso, sarebbe utile verificare se e quanto l'uso da parte dell'analista e del paziente di questo strumento serva invece a mascherare e quindi a rendere ulteriormente inanalizzabili sentimenti penosi per l'uno e per l'altro (aggressività, disprezzo, vergogna, colpa). M.H. Stein, in un articolo del Journal of the American Psychoanalysis Association (1985, n. 1), si muove in quest'ultima direzione. L'articolo di Pasquali è uscito sull'International Review of Psychoanalysis, 1987, n. 14 e sarà seguito da contributi di analisti su questo tema, con l'apporto di esempi clinici. Ci auguriamo che i nostri lettori possano portare nuovi
* Piazzale Baracca 6, 20123 Milano.
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