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Ho letto con molto piacere il bel libro di Alfredo Civita: La volontà e l'inconscio. Vi si tratta di argomenti stimolanti, presentati con stile gradevole, discussi con argomentazioni serrate e pure spiritose. Dal suo universo di filosofo, le cui matrici sono indicate in Husserl e Wittgenstein, l'autore usa parole che usiamo anche noi in psicoanalisi, più o meno spesso, dipende dalle nostre geografie rispettive. Parla infatti di inconscio, di empatia, di controllo di sé, di volontà, di interpretazione, di verifica dell'interpretazione. Il punto caso mai sarebbe di vedere se ci riferiamo alle stesse cose mentre utilizziamo le stesse parole. A volte sembra di no. Più frequentemente, tuttavia, mi sembra di sì.
La volontà e l'inconscio, dunque, si legge nel titolo. Cosa c'entra la volontà?