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Il tema della biografia psicoanalitica dovrebbe far suonare numerosi campanelli d'allarme nella testa degli osservatori imparziali. Durante questo secolo è apparsa una quantità così elevata di materiale tendenzioso sotto la bandiera della «applicazione» di idee di Freud o di concetti di qualcuno dei suoi allievi che i testimoni neutrali interessati all'equanimità della storia hanno il diritto di essere diffidenti verso tutto ciò che ha l'aria di un proselitismo fanatico nell'interesse di una determinata fede. Ma se invece partiamo col chiederci se la biografia psicoanalitica esiste ancora e, in caso affermativo, se essa merita di continuare ad esistere o di prosperare, spero che una simile impostazione del problema attirerà l'attenzione anche degli osservatori più beffardi.
Piuttosto curiosamente, i più entusiastici fra i cosiddetti difensori di Freud non sono molto propensi a prendere in considerazione i suoi stessi studi biografici. È questo uno dei pochi campi nel quale gli analisti ortodossi possono sentirsi sollevati per il fatto di non dovere partire da Freud. Tuttavia, ritengo che i suoi lavori su Leonardo e su Mosè, e anche il libro scritto assieme a William C. Bullit su Woodrow Wilson, non dovrebbero causare, come si era soliti pensare, tanto imbarazzo; sebbene alcuni commenti di Freud sugli studi biografici vengano talvolta citati, le sue produzioni biografiche compaiono raramente nella letteratura professionale (Roazen, 1968). Se ci si awicina a Freud non alla ricerca dell'infallibilità ma come a un modello di originalità e di audacia, le sue biografie cominciano allora ad apparire interessanti come qualsiasi altro suo contributo. Il libro su Leonardo, per esempio, contiene molte