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Come molti psicologi e psichiatri omosessuali hanno appreso con loro amaro disappunto, gli statuti della Associazione psicoanalitica americana non consentono ai candidati omosessuali l'ammissione al training per diventare psicoanalisti. La stessa regola vale per l'organizzazione madre, l'Associazione psicoanalitica internazionale. Eppure io conosco di persona degli analisti clandestinamente omosessuali, di ambo i sessi, che non solo sono membri di entrambe queste elitarie organizzazioni, ferocemente esclusive, ma che si sono anche guadagnati la stima dei loro colleghi ed hanno persino vinto premi per meriti eccezionali nella loro professione. Gli statuti dell'organizzazione presumono semplicemente, come Se fosse una specie di verità biblica, che un uomo o una donna omosessuali non possono, ipso facto, diventare buoni analisti. Alcuni dati di fatto freddi, solidi e incontestabili, contraddicono questa affermazione. Si può quindi solo concludere che quegli statuti derivano da una miscela di ignoranza datata, di pregiudizi e di ipocrisia. Propongo che sia giunto il momento di rivederli.
Per owie ragioni, non posso qui fare il nome di nessuno dei miei amici e conoscenti omosessuali che sono diventati membri stimati e di successo dell'Associazione psicoanalitica americana o di una delle sue associazioni equivalenti all'estero. A differenza di alcuni psicoterapeuti omosessuali appartenenti ad associazioni meno ortodosse ed inflessibili (ma che possiedono pur sempre nel loro nome la qualifica «psicoanaIitico»), nessun membro dell'Associazione psicoanalitica americana, per quanto mi risulta, ha sino ad ora «messo la testa fuori». Lo stesso vale per tutte le 37 associazioni nazionali o regionali sparse in tutto il mondo