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Il campo della psicoterapia sembra oggi investito da un processo di critici ripensamenti e di profonde trasformazioni. In particolare rigide contrapposizioni di modelli che fino a ieri parevano insuperabili, sembrano oggi gradualmente lasciare il posto a una ricerca di punti di contatto e a una disponibilità al confronto. A ciò ha sicuramente contribuito l'espansione della domanda di psicoterapia che, frutto del rinnovamento culturale degli ultimi venti anni, richiede una gamma articolata di risposte possibili. Ma è indubbio che anche un altro aspetto, di ordine forse più concettuale, influisce profondamente su questo salutare fenomeno trasformativo: la ripresa vivace della riflessione epistemologica sulle teorie e sulle pratiche psicoterapeutiche. È su questo secondo punto che mi soffermerò in questo articolo, proponendo alcune considerazioni critiche sulla evoluzione epistemologica del modello psicoterapeutico che mi è più vicino, quello sistemico, ma tentando anche, nella parte conclusiva, di suggerire alcuni possibili confronti con quanto sta avvenendo in altri settori della psicoterapia.
È opportuno subito precisare, per situare meglio l'ambito del discorso, che darò un senso restrittivo al termine epistemologia. Delle due possibili derivazioni etimologiche della parola, «episteme-logos», cioè «discorso sulla conoscenza» o «epi-istanai», cioè «stare-sopra», riflettere «sopra» il proprio operare, sceglierò senz'altro la seconda. Limitandomi, dunque, ad alcune valutazioni critiche sulle teorie sistemiche applicate al lavoro psicoterapeutico. Così delimitata questa operazione «riflessiva» che ricerca i nessi e le correlazioni tra le proprie pratiche e le teorie che