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Questa sezione è aperta al contributo dei lettori e gli interventi non sono sottoposti al parere del comitato di lettura, per cui il loro livello qualitativo impegna esclusivamente gli autori.
I dattiloscritti non devono superare le 10.000 battute, corrispondenti a 3 pagine della rivista. Si prega di non ripetere argomentazioni già adoperate da altri autori, sintetizzando i riferimenti indispensabili per la comprensione del testo.
Due sono i motivi che mi hanno spinto ad intervenire dopo la pubblicazione della traduzione dell'articolo di L. Kanner «Autistic disturbance of affective contact» nella rubrica i Classici:
il primo di ordine teorico generale per mettere in evidenza la contraddittorietà dell'uso del termine «classico» in una disciplina come la psicoanalisi o la psicologia infantile che ha l'ambizione di essere scientifica e che invece in questo modo si involve sempre più in questioni di ortodossia o di fondamentalismo che hanno a che fare con fenomeni conoscitivi più di tipo ideologico che scientifico (sull'argomento mi riprometto di ritornare in modo più dettagliato in uno dei prossimi numeri);
il secondo invece, vuole entrare nel problema particolare dell'autismo, perché l'attribuzione di classico ad un articolo di indubbio interesse storico, ma definitivamente superato da approfondimenti ed acquisizioni posteriori, e metodologicamente più rigorose rischia di conferirgli ancora oggi una validità scientifica