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Cesare Musatti parlava di un'edizione delle opere di Freud nei primi anni cinquanta. Aveva però in mente per il modo di suddividere gli scritti, cioè badando all'affinità di argomenti più che all'ordine cronologico, l'edizione delle Gesammelte Schriften, pubblicata da Freud stesso. La convinzione che quel criterio fosse il più utile per avvicinare il lettore al pensiero di Freud - non senza alcune ragioni, come vedremo - era, in realtà, tradizionale. Anche nella Standard Edition inglese di James Strachey si rivela la sua influenza, in alcune concessioni fatte ad essa in un quadro prevalentemente cronologico. Musatti in quell'epoca ascoltò in un congresso psicoanalitico una relazione di Strachey, che annunciava e spiegava la grande impresa a cui egli si era già accinto, ma l'acribia filologica di Stracher gli apparve persino eccessiva, quasi un po' inutile per una semplice traduzione, come era il problema dell'Italia. A dire il vero, egli non approfondì l'argomento, e possiamo pensare che ciò avvenne soprattutto perché il progetto italiano non si mise in moto e quindi non si giunse ad alcun esame più accurato dei problemi che essa avrebbe sollevato. Musatti ebbe un po' la sensazione che il problema non fosse maturo né nella cultura italiana, né nelle condizioni di mercato dell'Italia, e non ritenne di cercarne con più insistenza l'attuazione.
Il seme gettato da Musatti non fruttificò immediatamente, ma segnalava una vera necessità culturale sulla quale il sottoscritto non aveva dubbi. Il sottoscritto, per esperienza di mestiere, raggiunse a un certo punto la convinzione che il mercato l'avrebbe resa possibile. Così egli nel 1959 concluse il contratto di traduzione con Ernest Freud, il figlio di Sigmund che abitava a Londra. Il contratto faceva riferimento all'edizione tedesca