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1. Il problema psicosomatico può essere considerato a partire da due assunti interpretativi che corrispondono a due modi diversi di scrivere lo stesso problema: la psicosomatica e la psico-somatica. La parola «psicosomatica» scritta senza trattino, rinvia ad un assunto interpretativo secondo cui viene postulata apriori una inscindibile unità - non sequenziale bensì olistica - del complesso dei fattori che definiscono l'essere umano come globalità. Secondo quest'ottica, l'uomo è un'unica unità indistinta di funzioni sia psichiche che somatiche, al cui interno non è possibile tracciare dei confini se non arbitrariamente. La parola «psico-somatica» scritta con il trattino, rinvia ad un differente assunto interpretativo secondo cui viene postulata apriori la scissione fra ciò che è peculiare del somatico e ciò che è peculiare dello psichico. L'essere umano è diviso dualisticamente fra funzioni psichiche e funzioni somatiche le quali si trovano unificate nell'uomo quale unità discreta e sequenziale dei due sistemi funzionali. I due assunti interpretativi, quindi, fanno capo a due diverse concezioni generali dell'uomo: rispettivamente un'antropologia di globalità e un'antropologia dualista.
Diciamo subito che il problema psicosomatico è reso tale dalla presenza del trattino, cioè all'interno dell'antropologia dualista. Infatti, a livello esistenziale, l'uomo è una unità globale psicosomatica: questo è un «dato di fatto» che si impone alla prima percezione immediata. Tale «dato di fatto» è fuori discussione, quindi non rientra nel problema. Il problema