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Nella letteratura psicoanalitica è raro rintracciare lavori nei quali siano contestualmente considerati gli apporti della psicoanalisi degli adulti e di quella dei bambini; quando ciò avviene, è per sottolineare l'utilità di una formazione psicoanalitica che possa attingere ad una quotidiana esperienza clinica fatta sia con i bambini che con gli adulti (Anthony, 1982, 1986). A noi sembra che oltre che per questo, un tale confronto risulti di grande utilità sul piano della teoria. Inoltre, se viene considerato in una prospettiva storica, il rapporto fra psicoanalisi infantile e psicoanalisi condotta con gli adulti consente riflessioni relative al sistema di circolazione delle idee all'interno dell'apparato psicoanalitico.
Sappiamo come Freud nei suoi scritti sulla tecnica, avesse più volte affermato come fossero due i fattori in gioco nel sostenere l'efficacia terapeutica del trattamento psicoanalitico: il primo, si riferisce all'aspetto cognitivo del rapporto analista-paziente, a quell'aspetto cioè nel quale il terapeuta, attraverso lo strumento per così dire intellettuale dell'interpretazione, fornisce all'analizzando la possibilità di comprendere e di riordinare in modo non più patologico i propri elementi biografici; il secondo è invece rappresentato dall'aspetto emozionale della relazione terapeutica, di importanza almeno pari a quella della comprensione, dato che la mancanza dello sviluppo di un buon attaccamento fra analista e analizzando rende vano qualsiasi tentativo, anche il più sofisticato, di promozione della comprensione (il caso di Dora — 1905 — è in tal proposito emblematico). Sappiamo inoltre come Freud non avesse mai dedicato particolari riflessioni alla situazione analitica (cioè a quell'insieme