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1. Lo smemorato totale, colui che ha smarrito ogni sentiero del proprio passato perdendosi in un presente terso, senza ombra di ricordo, è destinato a creare intorno a sé non solo curiosità, ma anche un senso di apprensione. La sua figura ricorre nei momenti di immani sciagure: la guerra più d'ogni altra calamità sembra dar vita alla sua sconcertante apparizione. Sopravvissuto alla catastrofe, lo smemorato torna alla quotidianità dopo aver vagato senza meta per luoghi sempre nuovi ed estranei. Reduce dall'orrore, ha cancellato non solo i ricordi angosciosi, ma anche ogni altra traccia della propria esperienza con un'opera di rimozione radicale che non è stata a soppesare quanto di bene e quanto di male, quanto di pena e quanto di godimento, ma che ha azzerato tutto, senza alcuna logica apparente. Lo sguardo, dalla sua foto sul giornale, è allucinato: adulto allo stato nascente non può riconoscersi ma solo farsi riconoscere. Il suo passato e il suo futuro gli stanno dinanzi ugualmente vuoti come equivalenti, in balia entrambi della volontà di legittimazione di un altro sconosciuto: se eri il tipografo Bruneri, sei e sarai il tipografo Bruneri, se eri il professor Canella, sei e sarai il professor Canella. La sua maturità biologica attende, dunque, una identità legale capace di riallacciare le fila di quel tessuto di relazioni che il vuoto della memoria ha spezzato. Uomo ormai completo, in grado di gestire autonomamente la propria vita, lo smemorato aspetta, in un tempo sospeso, quel gesto di riconoscimento che determinerà la sua ricollocazione nel mondo rassicurante dei padroni del proprio passato. L'interesse per la sua vicenda è tutto in questa attesa che sembra concedere ancora infinite possibilità allo schiudersi di infiniti futuri; momento di totale incertezza che emana un fascino