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Negli ultimi due anni sono usciti sul mercato italiano diversi libri scritti da psicoanalisti, relativi al primo sviluppo affettivo del bambino ed al costruirsi della sua relazione con l'ambiente. Per chi se ne occupa da un punto di vista psicoanalitico, questo argomento offre la possibilità di confrontarsi con rilevanti questioni di diverso ordine: metodologiche, come il rapporto fra l'interpretazione del materiale raccolto attraverso l'osservazione diretta e quella «classica» relativa al materiale che si produce nella relazione con il paziente; teoriche, come le diverse ipotesi circa la costruzione ed il funzionamento dell'apparato psichico; tecniche, come il ricorso all'empatia, all'esperienza emozionale correttiva o all'interpretazione. Per parte nostra, organizzeremo la presentazione dei libri qui considerati attorno ad alcuni soltanto dei punti problematici di carattere ed interesse generale sui quali questi libri intervengono o che direttamente richiamano. Va premesso come la facilità con la quale si può passare da questioni relative allo sviluppo infantile al livello più generale della teoria e della tecnica psicoanalitica, cosa che si può vedere anche in questi libri, dimostri come la psicoanalisi infantile non sia più riducibile al ruolo di «sottospecialità della psicoanalisi», cui Anna Freud riteneva che essa fosse stata relegata per anni. Per prima cosa ci occuperemo di alcune riflessioni sul metodo. Stern, essendo prevalentemente uno psicologo, dà la preferenza a quello sperimentale. Egli si propone di annullare lo scarto tra bambino clinico e bambino osservato, indagando l'evoluzione del senso del Sé. Secondo lui, il metodo osservativo, con le raffinate procedure odierne, non