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Peter Gay, l'autore del libro qui preso in esame, è professore di Storia presso la Yale University. Il percorso professionale di questo studioso presenta una caratteristica che è necessario segnalare sin d'ora, perché essa può esserci utile per la comprensione di alcuni passaggi e di certe motivazioni del suo lavoro, sicuramente rintracciabili anche all'interno di questo suo ultimo prodotto, Storia e psicoanalisi. Nel 1976, infatti, dopo che erano già usciti un paio di suoi scritti, Gay è entrato come ricercatore nel «Western New England Institute for Psychoanalysis» dove ha affrontato la propria analisi didattica e seguito i corsi previsti dall'Istituto. Da questa esperienza egli ha ricavato, come segnala anche nella introduzione, un forte stimolo ad allargare le proprie vedute e ad ampliare lo spettro del suo stile di lavoro, divenendo da allora in poi uno strenuo sostenitore della necessità, oltre che della possibilità, di aprire all'interpretazione psicoanalitica il campo dell'indagine storica.
Il titolo originale del libro, Freud for Historians, riesce meglio del suo corrispettivo italiano a rendere l'idea del tipo di operazione che Gay si ripropone di compiere con questo suo saggio: egli, infatti, come un efficiente rappresentante, bussa alla porta degli storici suoi colleghi per cercare di convincerli all'acquisto del prodotto psicoanalitico, del cui uso egli si è già positivamente giovato in altre sue produzioni, un certo numero delle quali è di recente arrivato anche sul mercato italiano (L'esperienza borghese dalla regina Vittoria a Freud, Feltrinelli 1986, Freud, biografia pubblicata da Bompiani, 1988, e Un ebreo senza Dio, Il Mulino ). Di questa operazione, il cui successo presso gli storici è tutto da verificare, gli viene comunque dato atto con positiva sottolineatura negli ambienti accademici psicoanalitici, molto attenti a seguire e a presentare in recensione le sue opere, esprimendo inequivocabili riconoscimenti sulla validità del suo tentativo. Ecco